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Simone Barbagallo 

                                     TANGENZIALI

 

 

 

                                                 TANGENZIALI

                                                    per Simone

 

 

È estate. Caldo, caldo in macchina, caldo fuori.

Afa. Sigaretta, finestrino abbassato, entrano umidità e fumo, la musica si disperde. Sensazione sgradevole. Richiudere il finestrino.
Guidare in tangenziale.

Tangenziale, una parola che determina un non luogo, un luogo a perdersi. Pensieri, accenni a parti di canzoni che si sanno a memoria. Tutto si consuma in pochi istanti. Desiderio di essere altrove, di respirare profumi di un qualsiasi altrove estivo.

Eppure il viaggio in tangenziale ci costituisce e ci appartiene.

È sonoro, tattile, olfattivo, ma non ha colori.

È una condizione necessaria al viaggio eppure marginale.

È il raccordo tra la partenza e la vera meta del viaggio.

È il flashback in bianco e nero strutturale alla narrazione del film ma separato da esso.

Forse per questo motivo il lavoro di Simone Barbagallo ha subito catturato la mia attenzione: perché è monocromo, anzitutto, perché è sonoro, in secondo luogo.

Perché può esser inteso come una campionatura ripetuta in loop, guardato e apprezzato senza soluzione di continuità.
Qui non si tratta più solo di immagini, si tratta di recuperare un’esperienza attraverso le immagini e i suoni che le accompagnano. Un’esperienza straniante, come straniante è la fotografia per sua natura. Straniante poiché ci attira in uno spazio bidimensionale per poi abbandonarci alle nostre sensazioni più intime, obbligandoci in qualche maniera a esercitare le nostre capacità mnemoniche, sensoriali e a richiamare in vita la nostra intelligenza emotiva.

Ognuno di noi, guardando le tangenziali di Simone Barbagallo ripeterà tra sé un commento fatto mentre percorreva un tratto di strada simile: «speriamo non ci sia coda»; «quanti capannoni fatiscenti...la crisi»; «bella ‘sta canzone!»; «sentiamo le notizie, va’...»; «quanti camion!»; «ma guarda tu come guida quello!».

Io a Simone voglio regalare il mio ricordo più recente di un viaggio in tangenziale.
2015, fine settembre, sole. Tangenziale di Torino. Non mi sento troppo bene e sono passeggero, seduta dietro, davanti i miei genitori. Stiamo andando in Val di Susa a prendere un cucciolo, il nostro nuovo cane, Astor.
Al ritorno lo tengo in braccio. Ho una sciarpina rosa antico, una maglia blu a righe bianche. Lui si addormenta sulle mie ginocchia. «Spegniamo la radio, magari si sveglia...». Fuori il paesaggio scorre nei soliti toni monocromi.

Ma il nostro piccolo abitacolo, ormai, è pieno di allegria.

«Mamma, girati, scattami la prima foto con lui...».

 

Laura Manione, marzo 2016